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NEWS DALLA UIL UMBRIA PERUGIA


BENZINA
SCIOPERO IL 5 E 6 GENNAIO


DA RINCARI CARBURANTI RISCHIO EFFETTI SU INFLAZIONE FINO A +0,3%
L’Adoc,  insieme ad altre Associazioni dei consumatori ha deciso di indire due giorni di "sciopero della benzina" per protestare contro i rincari abnormi dei carburanti registrati in queste ultime ore in Italia. "Il 5 e il 6 gennaio prossimi i cittadini italiani sono invitati ad astenersi dal fare rifornimento di benzina e gasolio, come forma di protesta contro i continui aumenti delle accise decisi dagli ultimi due governi, e contro le speculazioni sui prezzi alla pompa che mantengono alti i listini nonostante il calo del petrolio".  Adoc denuncia: "L'abnorme situazione dei carburanti in Italia determina non solo una stangata sul pieno che sfiora i 200 euro annui ad automobilista, ma anche un effetto negativo sui prezzi al dettaglio dei beni trasportati su gomma. Effetto che  potrà arrivare al +0,3% sul tasso di inflazione, con danni enormi per le tasche delle famiglie italiane". Per tale motivo L’Adoc e le altre associazioni hanno indetto uno "sciopero della benzina" che si terrà il 5 e il 6 gennaio 2012, chiedendo a sindacati, partiti politici, e movimenti sul web di aderire, e annunciano inoltre la preparazione di una denuncia penale in relazione alle speculazioni sui prezzi di benzina e gasolio

                                                                                               
Presidente Adoc Umbria
Angelo Garofalo


COMUNICATO STAMPA
scuola1

Forte mobilitazione dei lavoratori indetta dalla segreteria regionale e provinciali della UIL SCUOLA di Perugia e Terni. “La manovra del Governo si accanisce contro insegnanti e personale e avrà effetti negativi sul futuro dell'intero comparto” . Tra il 2010 e il 2011 andranno persi in Umbria 400 posti tra insegnanti e personale ATA.

La segreteria regionale e provinciali della UIL SCUOLA di Perugia e Terni proclamano una forte mobilitazione contro la  manovra economica governativa. La manovra contiene misure particolarmente inique con un doppio intervento che si accanisce su insegnanti e personale della scuola: blocco dei contratti e degli aumenti per anzianità previsti dall’attuale contratto. Un intervento che dispiega effetti oltre il triennio con conseguenze anche sul futuro calcolo della pensione. In Umbria, tra il 2010 e il 2011, andranno persi circa 400 posti di lavoro tra insegnanti e personale ATA. La UIL SCUOLA esprime una forte preoccupazione per il clima che si determina in un momento particolarmente delicato in cui gli insegnanti sono impegnati negli scrutini di fine anno scolastico e negli esami di Stato. “L'intervento sulle retribuzioni del personale della scuola – affermano il segretario regionale della UIL SCUOLA Giancarlo Cerafischi e i segretari per il Perugino, Franco Gagliardoni, e il Ternano, Lucia Marinelli –
risulta essere, nel suo insieme, superiore a quello previsto per i manager di Stato. Le risorse vanno trovate intervenendo in modo sempre più massiccio sui tanti sprechi e privilegi che ci sono nella spesa pubblica e nei costi della politica e nell'enorme evasione fiscale che rappresenta la prima emergenza nazionale”. Per queste ragioni la UIL SCUOLA lancia una forte mobilitazione dei lavoratori: “E' importante mettere in campo una forte iniziativa congiunta del sindacalismo scolastico, che possa incidere anche in seguito, in sede di dibattito parlamentare”. Le misure del Governo – sostengono i responsabili regionali del sindacato - non si limitano all’emergenza, ma dispiegano i loro effetti oltre il triennio con un effetto domino che diverrà permanente. Nel dettaglio, è ritenuto iniquo il fatto che, mentre per tutte le alte qualifiche con retribuzioni ben più elevate il testo prevede il recupero e la validità ai fini pensionistici, per il personale della scuola questa previsione non c’è. Secondo le elaborazioni effettuate dall'Ufficio Studi UIL SCUOLA, allo stato delle cose un collaboratore scolastico perde 1.136 euro lordi l’anno (pari al 6,60%),  un insegnante di scuola elementare perde 2.500 euro lordi l’anno (pari al 9,96%), un insegnante di secondaria di primo grado perde 2.800 euro lordi l’anno (pari al 9,15%), un insegnante di secondaria di secondo grado perde oltre 3 mila euro lordi l’anno (- 10,76%). “Di fatto – sostengono Cerafischi, Gagliardoni e Marinelli - quello che dovrebbe essere considerato un settore strategico, sul quale puntare per dare forza alla ripresa e al rilancio della nostra economia, appare come un settore dal quale sottrarre soldi certi. Per questo motivo prenderemo parte alla manifestazione nazionale unitaria che si svolgerà a Roma il 15 giugno p.v.”.

Ufficio stampa UIL UMBRIA






SCIOPERO NAZIONALE  E PRESIDIO REGIONALE DAVANTI ALLA SEDE DEL COMUNE DI PERUGIA A SOSTEGNO DELLA VERTENZA DI RINNOVO DEL CCNL PER I DIPENDENTI DA IMPRESE DI IGIENE AMBIENTALE PRIVATE ADERENTI A CONFINDUSTRIA

In data 31 dicembre 2010 è scaduto il CCNL per i dipendenti da imprese di Igiene Ambientale Private aderenti a FISE/ASSOAMBIENTE (Confindustria) in Umbria applicato da GESENU, TSA, SIA, ECOCAVE, SOGEPU, ESA, AP PRODUZIONE AMBIENTE, GSA, COSPEL e IOSA. Alla data odierna, malgrado una settimana di blocco degli straordinari e una giornata di sciopero nazionali già effettuati nel mese di Novembre scorso, la trattativa di rinnovo del Contratto Nazionale  non ha esordito alcun risultato, mentre per i dipendenti delle Aziende Pubbliche dello stesso comparto, aderenti a FEDERAMBIENTE, il CCNL è stato rinnovato lo scorso Giugno. A sostegno di questa difficilissima vertenza le OO.SS. Nazionali FP-CGIL, FIT-CISL e UILTRASPORTI hanno proclamato

ulteriori due giornate di sciopero per i giorni Lunedi 16 e Martedi 17 Gennaio pp.vv..

Come detto, la vertenza è durissima e dalla sua chiusura dipende la tenuta e l’equilibrio complessivo dei due contratti del settore e il futuro del comparto dell’igiene ambientale “lanciato”, nostro malgrado, nel mercato della privatizzazione selvaggia senza regole.
È evidente, che la riforma dei servizi pubblici e in particolare del settore dell’igiene ambientale, imposta definitivamente dalla Manovra di stabilizzazione del mese di settembre scorso, porterà il settore in questo anno in una situazione difficilissima, soprattutto perché il legislatore non ha previsto ne ambiti ottimali, ne autorità di controllo, ne politiche industriali e ne, tanto meno, clausole sociali a garanzia dei cittadini e dei lavoratori.
Non si possono reclamare con forza le liberalizzazioni, quando poi a pagarle dovrebbero essere solo i lavoratori e cittadini. Le imprese private devono firmare il contratto nazionale e, quindi, a sostegno della vertenza le OO.SS. Regionali hanno convocato in occasione dello sciopero un

PRESIDIO DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI
DELLE AZIENDE DI IGIENE AMBIENTALE PRIVATE PER
MARTEDI 17 GENNAIO P.V. A PARTIRE DALLE ORE 9,00
DAVANTI ALLA SEDE DEL COMUNE DI PERUGIA

al fine di sensibilizzare i Cittadini e le Istituzioni dell'importanza di questo rinnovo contrattuale a garanzia dei salari e dei diritti dei lavoratori, ma anche a salvaguardia delle garanzie che, in forza della privatizzazione selvaggia del settore, potrebbero venir meno per i cittadini utenti.

Perugia, 12/11/2011   
SEGRETERIE REGIONALI UMBRIA
F.P.-CGIL        FIT-CISL       UILTRASPORTI


di Claudio Bendini (segretario regionale Uil)

L’orgoglio italiano ha radici piantate nella storia. E’ un elemento cresciuto di pari passo con la consapevolezza che un’accozzaglia di gente dai dialetti diversi ha fatto propria, fino a diventare un popolo. Ai giorni d’oggi, però, quell’orgoglio forte e austero si è sbiadito. L’Italia accusa una sorta di timore reverenziale nei confronti di altri Paesi.  Abbiamo abbassato la testa. Una condizione che stride con quella che è stata la nostra storia, con le nostre radici. L’ultima testimonianza di questa tendenza è rappresentata dall’Audi, che ha fatto “shopping” in Italia acquistando la Ducati, da sempre simbolo nel mondo della produzione e della qualità nazionale. Un fenomeno, questo, senza reciprocità, poiché sono rare le aziende italiane che riescono ad andare all’estero e fare proprie altre realtà. Con la Ducati, il gruppo tedesco è giunto alla terza “scorribanda” lungo lo Stivale: l’azienda di Borgo Panigale fa seguito ad altri due marchi storici quali Lamborghini e Italdesign Giugiaro, entrambi passati sotto proprietà Audi. Ma l’orgoglio italiano, nonostante simili mazzate, cerca di mantenere la testa alta. Ci sono imprenditori, più o meno piccoli, che hanno saggiamente seguito la via dell’export, riuscendo così ad assorbire meglio i colpi della crisi globale. Chi è rimasto bloccato solo sulla dimensione domestica, infatti, ha avuto più difficoltà o ha dovuto lasciare. Mai come in questo frangente una parte dell’impresa italiana ha capito quanto sia importante avere a che fare con l'orizzonte-mondo. Questi imprenditori incarnano l’orgoglio italiano. “Pionieri” che, con una crisi che non sembra voler rallentare, necessitano di essere incentivati e guidati fuori dalle difficoltà, anche attraverso la realizzazione di poli e reti di impresa che possano proporsi all’estero con un’accresciuta capacità di affrontare il mercato globale e i competitors internazionali. Imprese, Stato e lavoratori devono agire in simbiosi, con l’obiettivo comune di traghettare l’Italia verso nuove aree di prosperità e benessere. E’ giunto il momento, irrimandabile, di individuare e varare politiche di espansione della domanda, che passino per una revisione integrale delle politiche fiscali. Bisogna realizzare una riforma fiscale che valorizzi il lavoro e la produzione, riducendo le tasse sul lavoro e, attraverso questa via, sostenendo la crescita. In Italia, invece, la grave situazione economica è stata affrontata attraverso drastiche, quanto ingiuste, misure sul sistema pensionistico, volte solo a fare cassa, e attraverso l’ulteriore aumento delle tasse. Soluzioni che colpiscono i soliti noti, lavoratori e pensionati. Nel portafoglio e nell’orgoglio.


Claudio Bendini, segretario generale Uil Umbria

“E’ nostra intenzione, durante il dibattito alle Camere, chiedere ai gruppi parlamentari di apportare quelle modifiche, non accettate dal governo, che consideriamo necessarie per sanare le distorsioni presenti nel testo della riforma e per evitare abusi nell'attuazione del provvedimento che possano derivare da una scrittura indefinita della norma. Riteniamo che sia opportuno lasciar cadere l’ipotesi di ricorrere, per esercitare pressione sulle Camere, allo sciopero generale, che è uno strumento costoso per le tasche dei lavoratori e che minaccerebbe di irrigidire ancora di più i rapporti tra le parti. Intorno alla riforma del mercato del lavoro si sta sollevando un polverone che non aiuta a comprendere i reali termini della questione. Fra l’altro, si concentra l’attenzione su un unico punto, l’articolo 18, quando i sindacati e il Governo si stanno confrontando su molteplici aspetti di grande importanza. Certo, la distanza maggiore che si registra tra le parti è indubbio che sia sull’articolo 18, ma ci sono altri punti in cui si è trovata una convergenza importante: dalla tutela dei lavoratori più anziani ai contratti di inserimento, dalla riconsiderazione del ruolo dei collaboratori alle partite Iva. Argomenti, questi, che possono essere ulteriormente rivisitati e migliorati, ma che comunque vanno nella giusta direzione. Riguardo l’articolo 18, le proposte fatte dal Governo sono irricevibili. Sono stati fatti progressi, ma la distanza fra Governo e sindacati rimane ad oggi significativa. Fra gli elementi positivi, bisogna segnalare una buona convergenza di vedute sul tema dei licenziamenti dovuti a ragioni oggettive, per intenderci quando l’azienda non ha più risorse economiche per garantire tutti i posti di lavoro. In questo caso, anche qualora il giudice dovesse ritenere insufficienti le ragioni oggettive addotte a giustificazione del licenziamento, si può arrivare a prevedere un meccanismo che contempli il risarcimento del lavoratore e non il suo automatico reintegro”.




COMUNICATO STAMPA

Riforma del mercato del lavoro, il Comitato centrale della Uil dell’Umbria: “Sull’articolo 18 la posizione del Governo è irricevibile”

La Uil dell’Umbria “rimanda” la riforma del mercato del lavoro. Il Comitato centrale del sindacato, svoltosi oggi presso l’Hotel Giò Jazz di Perugia, ha espresso tutte le perplessità circa il testo che, trasformato in disegno di legge, è pronto all’iter parlamentare per la sua approvazione. “Si preannunciano lunghi tempi di gestazione, durante i quali è nostra ferma intenzione chiedere ai gruppi parlamentari di apportare quelle modifiche, non recepite dal Governo, che consideriamo necessarie per sanare le distorsioni presenti nel testo della riforma e per evitare abusi nell'attuazione del provvedimento che possano derivare da una scrittura indefinita della norma. Una delle soluzioni è prevedere in maniera dettagliata i casi specifici per i quali è previsto il licenziamento, sia per motivi disciplinari che economici. Per questi ultimi, inoltre, l’azienda dovrà dimostrare l’effettiva difficoltà economica. Condividiamo comunque le parole del Presidente Napolitano, che ha invitato a valutare la riforma solo quando il testo sarà licenziato dal Parlamento”. Così il segretario regionale della Uil, Claudio Bendini, in apertura dei lavori, ai quali hanno preso parte il segretario nazionale Carmelo Barbagallo, i segretari e le Rsu di tutte le categorie, sia di Perugia che di Terni.  “Intorno alla riforma del mercato del lavoro – sempre Bendini - si sta sollevando un polverone che non aiuta a comprendere i reali termini della questione. Fra l’altro, si concentra l’attenzione su un unico punto, l’articolo 18, quando i sindacati e il Governo si stanno confrontando su molteplici aspetti di grande importanza. Certo, la distanza maggiore che si registra tra le parti è indubbio che sia sull’articolo 18, ma ci sono altri punti in cui si è trovata una convergenza importante: dalla tutela dei lavoratori più anziani ai contratti di inserimento, dalla riconsiderazione del ruolo dei collaboratori alle partite Iva. Argomenti, questi, che possono essere ulteriormente rivisitati e migliorati, ma che comunque vanno nella giusta direzione”. Riguardo l’articolo 18, la Uil bolla le proposte fatte dal Governo come “irricevibili”: “La distanza fra Governo e sindacati rimane ad oggi significativa”. Messa da parte, comunque, l’ipotesi di uno sciopero generale: “Si tratta di uno strumento costoso per le tasche dei lavoratori e che minaccerebbe di irrigidire ancora di più i rapporti tra le parti”.

Questi, in estrema sintesi, i punti fermi individuati dal Comitato centrale della Uil:
sull’articolo 18, è confermata una netta contrarietà, in quanto sotto la forma di licenziamenti per ragioni economiche od oggettive” si possono celare licenziamenti “discriminatori e disciplinari”, lasciando mano libera alle aziende; è necessario che in prospettiva futura si individuino soluzioni per quelle tipologie di lavoro considerate usuranti, al fine di permettere loro di anticipare il pensionamento; sulla “detassazione” e sulla “decontribuzione” del “salario di produttività” (premio di risultato, retribuzione per turni e straordinari) è necessario che si proroghi anche per il 2012 tale beneficio; sugli ammortizzatori sociali, è necessario che siano definite maggiori tutele a favore dei lavoratori più anziani e che si definiscano strumenti efficaci per la ricollocazione; serve una lotta ancora più incisiva contro l’evasione fiscale, perché non è accettabile che un datore di lavoro dichiari in media guadagni inferiori al proprio dipendente; servono politiche industriali concrete, mirate a sostenere il Paese nella crescita e nello sviluppo.

“E’ nostra intenzione – ha affermato in chiusura dei lavori Barbagallo - denunciare l'ormai insostenibile pressione fiscale che sta comprimendo i redditi dei lavoratori dipendenti, da un lato con l'aumento delle addizionali Irpef e con l'introduzione dell'Imu, e dall'altro con l'incremento già attuato delle accise sui carburanti e quello che si prospetta dell'Iva, che avrà effetti dirompenti sui bilanci familiari e sui consumi. E’ anche per questi motivi che il mondo sindacale scenderà in piazza in maniera unitaria il 13 aprile, quando sarà richiesto al Governo un provvedimento a tutela dei lavoratori esodati, che ad oggi rischiano di trovarsi senza lavoro e senza pensione”.

 

Ufficio stampa Uil Umbria

Perugia, 3 aprile 2012




COMUNICATO STAMPA UIL-FPL UMBRIA

Lavoro pubblico, salta la riforma Brunetta. Definito con il Governo protocollo di intesa che riporta piene relazioni sindacali nei luoghi di lavoro e che cancella le tre fasce di merito. Cotone (Uil-Fpl): “Il testo concordato è una risposta importante ai temi posti dalla Uil anche nello sciopero generale del pubblico impiego”

Il recente protocollo di intesa sul lavoro pubblico definito  tra le organizzazioni sindacali e il Governo ha stabilito, di fatto, che la logica che era stata imposta dall’ex ministro Brunetta è stata cestinata. Non è possibile migliorare il settore pubblico contro i lavoratori e il sindacato. Un concetto che il protocollo di intesa, che si tradurrà in un disegno di legge che sarà varato dal Consiglio dei ministri, ha finalmente sancito. In concreto, l’intesa raggiunta da Governo e sindacati punta a ridefinire il sistema di relazioni sindacali nel pubblico impiego, superando i vincoli posti alla contrattazione, in particolare di secondo livello, dalle normative vigenti. “Il testo concordato – commenta Marco Cotone, segretario regionale Uil-Fpl – rappresenta un’importante risposta ai temi posti dalla Uil nello sciopero generale delle categorie del pubblico impiego dei mesi scorsi e alla piattaforma presentata per il rilancio del valore e della qualità del lavoro pubblico. Si parla, tra le novità del testo, di una maggiore flessibilità in uscita anche per gli statali, ma il come lo si deciderà solo con i sindacati; di licenziamenti disciplinati tipizzati, così da sottrarli alla discrezionalità del giudice; di meno forme atipiche di lavoro in ingresso; di tavoli di confronto tra amministrazione e sindacati per realizzare la spending review. Inoltre – sempre Cotone – viene cancellata la riforma Brunetta: si ripristinano relazioni sindacali piene sul luogo di lavoro e, soprattutto, si cestinano le tre fasce di merito per gli aumenti di produttività con le quali classificare i singoli dipendenti.

Ufficio Stampa Uil Umbria
Perugia, 7maggio 2012




COMUNICATO STAMPA


Intramoenia, la Uil: “Giudizio positivo sul riordino proposto dalla Regione. Ma la vera riforma deve riguardare l’intero servizio sanitario regionale e deve scattare entro marzo”
La Uil dell’Umbria accoglie con favore la proposta di rivedere l’organizzazione complessiva delle attività intramoenia nella regione e il possibile intervento sui ticket, anche alla luce dei possibili provvedimenti da parte del Governo. “Ora – sottolinea il segretario regionale Claudio Bendini – bisogna impegnarsi a rimodellare il servizio sanitario nel suo complesso, non solo attraverso la riduzione del numero delle Aziende ma anche attraverso la ridefinizione delle funzioni ospedaliere e di quelle territoriali. Quanto annunciato dalla presidente Marini, la legge sul riordino, la convenzione con l’Università e i relativi provvedimenti attuativi, rappresenta una positiva base di partenza, ma a condizione che la procedura degli stessi parta entro il mese di marzo, così come dichiarato proprio dalla presidente. L’Umbria non può più permettersi di perdere tempo. Come Uil – sempre Bendini – riteniamo che il pareggio di bilancio vada raggiunto senza tagliare servizi, ma anzi elevandone quantità e qualità. C’è spazio ancora per migliorare la gestione della sanità umbra, che già ora si attesta su buoni livelli di standard. Serve un accurato controllo di gestione che sappia evidenziare in tempo reale i costi e i ricavi per ogni prestazione svolta nelle diverse strutture, così da poter correggere subito le eventuali anomalie. Va istituito un servizio per la verifica della qualità delle prestazioni erogate, che funga anche da controllo interno per l’Azienda. Bisogna infine sviluppare l’attività sul territorio, al fine di implementare la concreta presa a carico del paziente da parte del servizio sanitario e di quello sociale. Sono queste – conclude Bendini - le quattro linee generali che la Regione deve seguire nella riorganizzazione del servizio sanitario dell’Umbria”.

Ufficio stampa Uil Umbria
Perugia, 14 marzo 2012




COMUNICATO STAMPA

Elezioni Rsu pubblico impiego: Uil in forte crescita in ogni comparto, sanità su tutti. Raggiunti risultati importanti nelle amministrazioni comunali, nelle autonomie locali e alla Regione. Bene anche il comparto scuola e della pubblica amministrazione
Una Uil in forte crescita in tutti i comparti. Alle elezioni per il rinnovo delle Rsu sono stati migliaia i lavoratori umbri che hanno accordato la fiducia al sindacato che – tanto per citare un caso su tutti – ha confermato la maggioranza assoluta all’Azienda ospedaliera di Perugia, dove ha raggiunto la soglia del 52% delle preferenze (in crescita rispetto alle ultime votazioni). Risultati significativi sono arrivati anche dalle amministrazioni comunali, sia in quelle principali (a Foligno e Gubbio la Uil è il primo sindacato) che in quelle minori (maggioranza assoluta nei comuni di Bastia, Spello, Deruta, della Valnerina e dell’Amerino). Stesso trend positivo è stato riscontrato al comune di Terni, dove la Uil è il primo sindacato, e alla Regione Umbria e la Consiglio regionale (secondo sindacato). Importanti i risultati ottenuti anche nel comparto scuola e in quello della pubblica amministrazione.
“Abbiamo raggiunto – commenta il segretario regionale della Uil Claudio Bendini – traguardi significativi, considerando che il bacino dei votanti si è confermato ai livelli delle ultime tornate e che quindi i lavoratori hanno manifestato una immutata fiducia nel sindacato. In tale contesto la Uil è riuscita a migliorarsi, soprattutto nel comparto della sanità e delle autonomie locali, nei quali rappresenta il 30% dei lavoratori. Trend positivo anche per la scuola e per lo Stato. I lavoratori hanno riconosciuto nella Uil il sindacato capace di fare i loro interessi e di difendere i loro diritti, dimostrando la stessa coerenza e mantenendo le stesse posizioni anche di fronte al cambiare della controparte. E’ stata altresì apprezzata dagli elettori la nostra politica mirata a rendere più efficiente, efficace, equo ed economico ogni livello della pubblica amministrazione nei confronti dei cittadini-utenti. I risultati conseguiti ci spingono a richiedere con maggiore autorevolezza le riforme del servizio sanitario, delle agenzie, ecc. che più volte sono state annunciate dalla Regione dell’Umbria. Nelle prossime settimane la nostra organizzazione si concentrerà su questo versante, sul quale saremo più incisivi anche grazie alla fiducia che ci hanno riconosciuto i pubblici dipendenti umbri, ai quali vanno i nostri ringraziamenti, così come ai nostri candidati, ai quali chiediamo di duplicare gli sforzi per favorire un vero processo di riforme nella nostra regione”.

Ufficio stampa Uil Umbria

Perugia, 8 marzo 2012






COMUNICATO STAMPA


Cassa integrazione, in Umbria continua la crescita delle ore autorizzate. A marzo calo della ordinaria, ma sensibile aumento di straordinaria e deroga. Bendini: “Nella riforma in discussione è decisivo trovare risorse per la cassa in deroga”
Tra febbraio e marzo la cassa integrazione in Umbria ha segnato una crescita del 25,8%. L’ordinaria è in sensibile calo (-47,1%), ma sia la straordinaria (+16%) che quella in deroga (+53,7%) hanno continuato a lievitare. Sono circa 23mila i lavoratori umbri interessati dagli ammortizzatori sociali. A livello provinciale, a Perugia le ore autorizzate in totale sono aumentate del 24,3%. Nel dettaglio, l’ordinaria è calata del 56,9%, mentre la straordinaria (+150%) e la cassa in deroga (+45,9%) hanno fatto registrare un significativo aumento. Nel Ternano, la cassa integrazione  ha fatto segnare un +33,5%. Le ore di ordinaria sono aumentate del 75,6%, a fronte di una importante diminuzione registrata per quelle di cassa straordinaria: -88,1%. Significativo anche l’aumento della cassa in deroga, che ha fatto segnare un +99,9%. “In questo quadro – commenta Claudio Bendini, segretario regionale Uil - si inserisce la discussione parlamentare sulla riforma del mercato del lavoro che, al di là degli effetti a regime dopo il 2016, pone da subito il tema ‘emergenza’ con la necessaria conferma delle risorse necessarie a garantire lo strumento della cassa in deroga sulla quale, in prospettiva, si dovrà intervenire anche con la partecipazione delle imprese al finanziamento di questo strumento. Ciò – sempre Bendini - anche per dirottare una consistente quota d’intervento pubblico verso quegli strumenti di protezione sociale che, garantendo centinaia di migliaia di lavoratori ‘troppo giovani perché vadano in pensione, troppo anziani per avere possibilità di accesso a nuovi lavori’ potrà evitare veri e propri drammi sociali. Il superamento dell’ indennità di mobilità, in prospettiva, non potrà lasciare un cratere nella strumentazione di aiuto a chi è espulso dal sistema produttivo ed anche per quanto andrà completamente rivisitato il sistema delle politiche attive e degli incentivi che, come è evidente, oggi ha sostanzialmente, abdicato al suo ruolo”.

 

Ufficio stampa Uil Umbria

Perugia, 17 aprile 2012








Comunicato stampa

Gravi squilibri al Santa Maria della Misericordia, dove operano 800 medici a fronte di 800 posti letto, mentre il personale sanitario è fermo a 1.300 unità. La Uil-Fpl chiede una riorganizzazione mirata del lavoro all’interno dell’Azienda: “E’ tempo che la direzione ospedaliera affronti questioni non più rimandabili”

L’Azienda ospedaliera di Perugia, fiore all’occhiello della sanità regionale, va profondamente riorganizzata. A sostenerlo è la segreteria aziendale della Uil-Fpl, che oggi presso la sala riunioni del Santa Maria della Misericordia ha presentato la lista dei propri 36 candidati in vista delle elezioni per il rinnovo delle Rsu che si terranno il 5-6-7 marzo. “Ci sono – è stato sottolineato nel corso dell’iniziativa – diverse questioni che non possono più essere rimandate e sulle quali chiediamo l’intervento urgente della direzione ospedaliera, su tutte la riorganizzazione del personale. Basti infatti pensare che, a fronte di 800 posti letto, all’ospedale di Perugia sono operanti circa 800 medici fra ospedalieri, universitari e specializzandi, mentre il personale infermieristico, ostetrico, ecc. è fermo a 1.300 unità. Un rapporto fortemente squilibrato: in base alle direttive della Organizzazione  mondiale della sanità, il rapporto ottimale tra il numero di medici e personale è di uno a sette, mentre a Perugia abbiamo uno a due. Ciò nonostante l’incidenza del personale sul bilancio, come riferito dal rapporto annuale emanato dall’Azienda, è solo del 51%, il più basso dell’Umbria”. Non solo questo. La Uil-Fpl sostiene la necessità di potenziare l’assistenza sanitaria sui territori. “Questo – è stato evidenziato – per ridurre sensibilmente il numero dei ricoveri impropri, che vanno a influire sulla qualità del servizio. Ad esempio, negli ultimi cinque anni il 23,7% dei ricoveri ha interessato pazienti ultraottantenni che invece, con una diversa organizzazione dell’assistenza sui territori, avrebbero potuto essere seguiti e curati in strutture alternative all’ospedale. E’ anche da queste situazioni che trae origine il fenomeno delle barelle in corsia e del sovraffollamento nelle stanze, con i relativi disagi per l’utenza.  Ne deriva una perdita di attrattività dell’Azienda di Perugia, che infatti ha una bassa incidenza di pazienti provenienti da fuori regione”. Altra problematica, il punto nascita: “Al Santa Maria – è stato affermato – vengono effettuati migliaia di parti all’anno, ma il personale ostetrico conta solo 32 unità, che quindi sono costrette a turni di lavoro massacranti. Inoltre, il bilancio dell’Azienda è sì stato chiuso in sostanziale equilibrio, ma tale risultato avrebbe potuto essere ancora più positivo. Ad esempio, sul piano finanziario incidono le gravi diseconomie determinate dai contratti a tempo determinato: succede infatti che, ad esempio, un infermiere viene assunto per tre anni, al termine dei quali però non viene confermato. Un meccanismo che fa perdere all’Azienda quanto investito su quella persona sia in termini di formazione che di professionalità”.

Ufficio stampa Uil Umbria

Perugia, 3 febbraio 2012



COMUNICATO STAMPA

Intramoenia, la Uil: "Giudizio positivo sul riordino proposto dalla Regione. Ma la vera riforma deve riguardare l'intero servizio sanitario regionale e deve scattare entro marzo"
La Uil dell'Umbria accoglie con favore la proposta di rivedere l'organizzazione complessiva delle attività intramoenia nella regione e il possibile intervento sui ticket, anche alla luce dei possibili provvedimenti da parte del Governo. "Ora – sottolinea il segretario regionale Claudio Bendini – bisogna impegnarsi a rimodellare il servizio sanitario nel suo complesso, non solo attraverso la riduzione del numero delle Aziende ma anche attraverso la ridefinizione delle funzioni ospedaliere e di quelle territoriali. Quanto annunciato dalla presidente Marini, la legge sul riordino, la convenzione con l'Università e i relativi provvedimenti attuativi, rappresenta una positiva base di partenza, ma a condizione che la procedura degli stessi parta entro il mese di marzo, così come dichiarato proprio dalla presidente. L'Umbria non può più permettersi di perdere tempo. Come Uil – sempre Bendini – riteniamo che il pareggio di bilancio vada raggiunto senza tagliare servizi, ma anzi elevandone quantità e qualità. C'è spazio ancora per migliorare la gestione della sanità umbra, che già ora si attesta su buoni livelli di standard. Serve un accurato controllo di gestione che sappia evidenziare in tempo reale i costi e i ricavi per ogni prestazione svolta nelle diverse strutture, così da poter correggere subito le eventuali anomalie. Va istituito un servizio per la verifica della qualità delle prestazioni erogate, che funga anche da controllo interno per l'Azienda. Bisogna infine sviluppare l'attività sul territorio, al fine di implementare la concreta presa a carico del paziente da parte del servizio sanitario e di quello sociale. Sono queste – conclude Bendini - le quattro linee generali che la Regione deve seguire nella riorganizzazione del servizio sanitario dell'Umbria".

Ufficio stampa Uil Umbria
Perugia, 14 marzo 2012




CONSUMI:
CALANO LE VENDITE
SPESA ALIMENTARE PIU' CARA DEL 5%,
LE FAMIGLIE UMBRE SPENDONO 350 EURO IN PIU' L'ANNO 

 

Crollano dell'1,3% le vendite al dettaglio, a pagare dazio sono soprattutto gli alimentari.
la causa è nel caro carburanti, che ha spinto la spesa alimentare verso l'alto, con rincari del 5% rispetto al 2011. per far fronte alle difficoltà, i consumatori scelgono sempre di più di produrre in proprio, con l'orto fai-da-te, o acquistano i prodotti in gruppi organizzati. "Non ci sorprende il calo delle vendite, il costo della spesa alimentare è salito in media del 5%, per un aggravio di spesa pari a 350 euro l'anno per famiglia, i rialzi sono la conseguenza dei terrificanti aumenti dei carburanti, la benzina in un anno è salita del 17%, il gasolio del 25%. Gli aumenti in questo settore spingono verso l'alto i prezzi dei prodotti trasporti, proprio come gli alimentari. Per ovviare alle obiettive difficoltà i consumatori si stanno organizzando. Sono in aumento del 20% i cittadini Umbri che coltivano un orto fai-da-te, per risparmiare su frutta e verdura e difendersi dalle speculazioni, mentre sono cresciuti del 10% gli acquisti di gruppo, soprattutto per quanto riguarda la carne e il pesce, risparmiando fino a 250-300 euro l'anno. Unica conseguenza positiva è il calo del 6% degli sprechi alimentari in Umbria. I consumatori sono sempre più attenti e moderati nell'acquisto e nel consumo, ormai sprecare è sinonimo di lusso".



INFLAZIONE:
CARRELLO SPESA RINCARA DEL 4,2%
i RIALZI DELLA BENZINA IL PRIMO PROBLEMA
.

Il carrello della spesa, ossia i prodotti più acquistati dagli alimentari ai carburanti, ha subito un aumento del 4,2% a gennaio. Un dato gravissimo, la cui causa principale sono i rincari record di benzina e gasolio.

"Se si vuole salvare i consumatori occorre fermare l'"emorragia verde", i continui rincari della benzina stanno trascinando le famiglie verso la povertà la benzina è aumentata del 17% nell'ultimo anno, il gasolio del 25%, facendo diventare l'Italia il Paese europeo più caro al momento del rifornimento, un anno di rifornimenti costa in media 3240 euro ad un italiano, il 12% in più della media europea, con un aggravio di spesa pari a circa 350 euro annui. I rincari dei carburanti, aggravati dalle maggiori accise e dal rialzo dell'Iva, comportano anche un aumento dei costi dei beni trasportati, in particolar modo gli alimentari che, difatti, hanno subito rialzi medi di circa il 5%, ma con punte pesantissime del 15-20% per alcuni prodotti.

Se a questo aggiungiamo i rincari per energia e gas, il quadro è completo e tristemente cupo. Le famiglie Umbre non ce la fanno a reggere l'impatto di tali aumenti, occorre innanzitutto intervenire nel settore carburanti, applicando al più presto e nel modo più completo le liberalizzazioni, l'unico modo per arrestare i continui rialzi inflattivi. In questo modo, secondo le nostre stime, i prezzi al consumo dei beni di prima necessità, primi fra tutti benzina e alimentari potrebbero subire una riduzione pari, complessivamente, al 7%. Una necessaria quanto agognata boccata d'ossigeno per i consumatori".


AUMENTANDO IL VALORE DEFISCALIZZATO, FERMO DA 15 ANNI
SI RILANCIANO I CONSUMI
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Aumentare lasoglia d'esenzione fiscale dei buoni pasto, ferma da ormai 15 anni a 5,29 euro, adeguandola al costo della vita. Per Adoc questa misura potrebbe favorire il rilancio dei consumi, fondamentale per il superamento della crisi. "Ci auguriamo che tra i primi interventi di risanamento dell'economia italiana, sia inserito anche l'alzamento della soglia dell'esenzione fiscale e contributive dei buoni pasto, adeguandola al costo della vita soglia che è ferma a 5,29 euro da ormai 15 anni, e che non permette più ai consumatori di consumare un pasto completo, dato che bastano appena per un tramezzino a Milano come a Perugia a Roma per un panino e un succo di frutta ma il caffè è escluso. Al contrario, con questa semplice soluzione la capacità di spesa dei cittadini aumenterebbe e i consumi ne risentirebbero positivamente, concorrendo al rilancio della domanda interna, uno degli obiettivi primari per il superamento della crisi. Negli altri Paesi europei l'adeguamento è già stato realizzato: in Spagna il valore defiscalizzato è di 9 euro, circa il 70% in più dell'Italia, in Francia 7 euro, in Portogallo 6,70 euro. Considerato che gli utenti giornalieri in Italia sono circa 2 milioni, e 100 mila i ristoranti convenzionati, aumentare il valore dei buoni aiuterebbe i consumatori in un momento di gravi difficoltà economiche, rispondendo non solo ad esigenze economiche ma anche sociali. I buoni pasto, inoltre, rientrano nella linea di ridurre la circolazione del contante, che per essere attuata e trovarci partecipi deve offrire ai consumatori degli strumenti adeguati."



8 marzo 2012

Elezioni Rsu pubblico impiego: Uil in forte crescita in ogni comparto, sanità su tutti. Raggiunti risultati importanti nelle amministrazioni comunali, nelle autonomie locali e alla Regione. Bene anche il comparto scuola e della pubblica amministrazione

Una Uil in forte crescita in tutti i comparti. Alle elezioni per il rinnovo delle Rsu sono stati migliaia i lavoratori umbri che hanno accordato la fiducia al sindacato che – tanto per citare un caso su tutti – ha confermato la maggioranza assoluta all'Azienda ospedaliera di Perugia, dove ha raggiunto la soglia del 52% delle preferenze (in crescita rispetto alle ultime votazioni). Risultati significativi sono arrivati anche dalle amministrazioni comunali, sia in quelle principali (a Foligno e Gubbio la Uil è il primo sindacato) che in quelle minori (maggioranza assoluta nei comuni di Bastia, Spello, Deruta, della Valnerina e dell'Amerino). Stesso trend positivo è stato riscontrato al comune di Terni, dove la Uil è il primo sindacato, e alla Regione Umbria e la Consiglio regionale (secondo sindacato). Importanti i risultati ottenuti anche nel comparto scuola e in quello della pubblica amministrazione.

"Abbiamo raggiunto – commenta il segretario regionale della Uil Claudio Bendini – traguardi significativi, considerando che il bacino dei votanti si è confermato ai livelli delle ultime tornate e che quindi i lavoratori hanno manifestato una immutata fiducia nel sindacato. In tale contesto la Uil è riuscita a migliorarsi, soprattutto nel comparto della sanità e delle autonomie locali, nei quali rappresenta il 30% dei lavoratori. Trend positivo anche per la scuola e per lo Stato. I lavoratori hanno riconosciuto nella Uil il sindacato capace di fare i loro interessi e di difendere i loro diritti, dimostrando la stessa coerenza e mantenendo le stesse posizioni anche di fronte al cambiare della controparte. E' stata altresì apprezzata dagli elettori la nostra politica mirata a rendere più efficiente, efficace, equo ed economico ogni livello della pubblica amministrazione nei confronti dei cittadini-utenti. I risultati conseguiti ci spingono a richiedere con maggiore autorevolezza le riforme del servizio sanitario, delle agenzie, ecc. che più volte sono state annunciate dalla Regione dell'Umbria. Nelle prossime settimane la nostra organizzazione si concentrerà su questo versante, sul quale saremo più incisivi anche grazie alla fiducia che ci hanno riconosciuto i pubblici dipendenti umbri, ai quali vanno i nostri ringraziamenti, così come ai nostri candidati, ai quali chiediamo di duplicare gli sforzi per favorire un vero processo di riforme nella nostra regione".

Ufficio stampa Uil Umbria

Perugia, 8 marzo 2012




4/1 2012

DA RINCARI CARBURANTI RISCHIO EFFETTI SU INFLAZIONE FINO A +0,3%
L'Adoc, insieme ad altre Associazioni dei consumatori ha deciso di indire due giorni di "sciopero della benzina" per protestare contro i rincari abnormi dei carburanti registrati in queste ultime ore in Italia. "Il 5 e il 6 gennaio prossimi i cittadini italiani sono invitati ad astenersi dal fare rifornimento di benzina e gasolio, come forma di protesta contro i continui aumenti delle accise decisi dagli ultimi due governi, e contro le speculazioni sui prezzi alla pompa che mantengono alti i listini nonostante il calo del petrolio". Adoc denuncia: "L'abnorme situazione dei carburanti in Italia determina non solo una stangata sul pieno che sfiora i 200 euro annui ad automobilista, ma anche un effetto negativo sui prezzi al dettaglio dei beni trasportati su gomma. Effetto che potr arrivare al +0,3% sul tasso di inflazione, con danni enormi per le tasche delle famiglie italiane". Per tale motivo L'Adoc e le altre associazioni hanno indetto uno "sciopero della benzina" che si terr il 5 e il 6 gennaio 2012, chiedendo a sindacati, partiti politici, e movimenti sul web di aderire, e annunciano inoltre la preparazione di una denuncia penale in relazione alle speculazioni sui prezzi di benzina e gasolio

Angelo Garofalo
Presidente Adoc Umbria




31/12/2012
“Dap 2012, provvedimenti positivi. Ma le riforme annunciate vanno realizzate entro la primavera 2012. Per recuperare il gap tra pil pro capite umbro e nazionale si realizzino investimenti mirati sulla ricerca e sull’alta tecnologia”

Il 2012 dell’Umbria sarà, secondo previsioni, un anno ancora più duro rispetto al 2011. Si prevede una crescita negativa del Pil pari allo 0,3%, peggiore della media nazionale, e aumenterà la forbice tra il Pil pro capite umbro e quello medio nazionale. I provvedimenti annunciati nel Documento annuale di programmazione regionale vanno nella giusta direzione, ma non riusciranno nel 2012 - né negli anni a seguire - a ridurre il gap esistente tra la ricchezza prodotta in Umbria e quella italiana. Si tratta di un andamento che va assolutamente invertito. Come Uil condividiamo la proposta di incentivare le imprese attraverso garanzie per l’accesso al credito, incentivi per nuove assunzioni, semplificazione amministrativa e avvii di nuovi interventi e opere pubbliche. Si tratta di provvedimenti validi per rispondere alle attuali emergenze, soprattutto se considerati insieme alla diminuzione dei costi della macchina pubblica regionale e del servizio sanitario umbro. Ma se si vuole recuperare la differenza esistente tra il Pil pro capite regionale e quello medio nazionale, è necessario che tutti gli attori economici, politici e sociali dell’Umbria facciano un salto di qualità, attuando entro la prossima primavera le riforme che sono state più volte annunciate. Sarà poi strategico valorizzare la ricerca universitaria e privata, in modo da trasferire i risultati della ricerca accademica verso il mondo industriale, realizzando reti di alta tecnologia dei laboratori di ricerca industriali, dell’Università e degli enti di ricerca (ad esempio, per le nanotecnologie, le bio-tecnologie, la genomica). Lo scopo è quello di promuovere un modello di sviluppo delle competenze e di garantire un’offerta di ricerca sul territorio in grado di rispondere alle richieste di innovazione tecnologica delle imprese. Va prevista una linea di investimenti per la creazione di imprese destinate ad attività avanzate e ad alta tecnologia. Al contempo, vanno valorizzate quelle società umbre che sono in grado di competere sul mercato mondiale, che sono le uniche in grado di garantire il valore aggiunto per dare origine a nuove produzioni e nuove aziende. Un esempio potenziale è offerto dalla filiera della chimica verde. Per consolidare la ripresa, però, saranno decisivi gli annunciati provvedimenti alla crescita del Governo nazionale. Come Uil siamo pronti ad affrontare con l’Esecutivo una discussione serrata per l’attuazione delle politiche necessarie a rilanciare la crescita, affrontando temi delicati quali produttività, riduzione del carico fiscale sul lavoro e liberalizzazioni. Sarà decisivo sciogliere questi nodi, altrimenti saremo destinati a un’inevitabile decrescita.

                                                                 
Segretario regionale Uil Umbria
Claudio Bendini



21/12/2011
INTERVENTO CONVEGNO CHIMICA

I vari interventi hanno messo in evidenza che ci sono spazi per lo sviluppo della chimica e, in particolare, di quella tipologia che si può sviluppare a Terni. Il settore della chimica è ancora importante per l’Italia, gli addetti alla ricerca nel settore sono quasi 5.000, con una incidenza sul totale degli occupati nel settore pari al 4,1%, più del doppio rispetto all’industria manifatturiera  (1,7%).
Inoltre, tra i 115.000 addetti il 18% è laureato, a fronte di una media nazionale del 7%, e ogni addetto del settore chimico “attiva” circa 2 lavoratori nell’indotto, rispetto ad una media nazionale nell’industria di 0,7 lavoratori.Bisogna dare il giusto valore alla tutela dell’ambiente.
I cittadini hanno la sensazione che le aziende della chimica siano più inquinanti di altre attività, mentre in meno di 20 anni questo settore ha dimezzato le sue emissioni di anidride carbonica, raggiungendo e superando sia gli obiettivi sulle emissioni di gas serra fissati dal protocollo di Kyoto per il 2012, sia quelli indicati dall’Unione Europea per il 2020.
Inoltre, le acquisizioni scientifiche in campo biotecnologico possono avere effetti propulsivi in molti settori industriali, coniugando il miglioramento dell’efficienza produttiva con le esigenze di compatibilità ambientale attraverso l’utilizzo di tecnologie di elevata accettabilità sociale. Rilanciare il polo chimico ternano significa, per l’Umbria, valorizzare le aziende che vi operano direttamente, l’indotto, l’Università e creare una prospettiva di ricchezza e occupazione stabile e di qualità, perché la chimica è ricerca pura e assoluta, ma è anche innovazione e applicazione continua delle scoperte vecchie e nuove, che accompagnano le trasformazioni sociali più emancipate. La chimica è l’hardware e il software delle società moderne, trascurarla o peggio lasciarla morire equivarrebbe a rinunciare al futuro e, allo stesso tempo, a cancellare le tracce del proprio cammino.E’ necessario ripensare il ruolo dello Stato nell’economia moderna.
In questo momento forse serve la formula “più Stato e meno mercato”, una ricetta più volte applicata nella lunga storia dell’economia dei capitali e, in special modo, di fronte alle rotture dei cicli economici, così com’è lo scenario che sta caratterizzando l’attuale ciclo recessivo dell’economia mondiale.
Anche Paul Samuelson, nobel per l’economia, dagli Stati Uniti d’America dichiara che in un mercato completamente allergico alle regole e con forti differenziali di costo sui fattori produttivi, è indispensabile il ritorno dello Stato nel ruolo di moderatore degli agenti sociali ed economici.
La mano pubblica con la sua influenza può attenuare le pulsioni dell’economia e può ricondurre il mercato a più concilianti rapporti con la società, ripristinando regole certe entro le quali il “capitale” può continuare ad esprimersi nel rispetto dei diritti delle persone.
Non possiamo accettare, né sul piano etico né su quello economico, che vengano chiuse aziende dove ogni lavoratore ha prodotto, per l’impresa, un utile di circa centomila euro/anno. E questo solo per fare ancora più soldi, trasferendo la produzione da un’altra parte e senza dare la possibilità, ad altri, di continuare l’attività.Bisogna evitare che il disimpegno dell’Italia nei confronti del settore della chimica produca quello che ha già provocato in passato, ovvero l’uscita di scena dei grandi player italiani della chimica, che oggi rischia di ostacolare l’ingresso dell’industria nazionale in questa nuova ondata produttiva spinta dall’incalzare della ricerca scientifica e tecnologica nel campo della così detta chimica “verde”.Bisogna ripartire dalle regole, rilanciando un ciclo di crescita più graduale e meno tumultuoso, con l’obiettivo di ridistribuire la ricchezza prodotta e di tutelare i patrimoni dalle brutali leggi della libera concorrenza, e consentendo alle imprese italiane di assumere dimensioni tali da poter sostenere gli urti della competitività nel mercato. C’è, inoltre, il problema del dominio della finanza sull’economia reale.
E’ troppo alto, oggi, il prezzo che intere popolazioni devono pagare per alimentare la speculazione di pochissimi gestori della finanza mondiale, che ignorano il problema della corretta allocazione delle risorse disponibili e che, ciò nonostante, manovrano sul mercato globale grandi masse di denaro virtuale e, bypassando l’economia produttiva e il mondo del lavoro, si arricchiscono solo utilizzando gli strumenti speculativi che il libero mercato ha messo a loro disposizione.  C’è la necessità e l’obbligo di rimettere al centro della politica la persona, di fissare regole, a livello internazionale, per limitare il potere della finanza e che in Europa si arrivi a istituzionalizzare un governo autorevole, magari eletto dai cittadini, che sia in grado di realizzare una governance di tutta l’Unione, superando i personalismi e i direttori, con la BCE che emetta moneta, come tutte le altre banche centrali, per arrivare ad investimenti a favore dello sviluppo che siano svincolati dalla tagliola del rapporto debito/pil.E’ in questo contesto che a Terni sono stati persi nel settore chimico circa 1.500 posti di lavoro negli ultimi 10 anni.
Il 2011 ha fatto registrare la chiusura della Basell, la messa in amministrazione straordinaria della Meraklon le difficoltà di mercato della Treofan, il ridimensionamento di circa 40 unità alla S.G.L. Carbon ed una contestuale diminuzione della produzione e dei fatturati.
Altre piccole aziende sono in difficoltà economica per il notevole incremento dei prezzi delle materie prime, degli alti costi dell’energia elettrica e delle utilities. Esiste un progetto presentato al Governo e alle Istituzioni locali e Regionali da importanti aziende del settore.
Aziende che prevedono un incremento delle attuali produzioni di materiale biodegradabile, capace di creare una filiera in grado di assicurare processi di trasformazione e diversificazione produttiva, oltre a un percorso di sviluppo per tutto il Polo Chimico Ternano, dando impulso alla ricerca e all’innovazione con la prospettiva concreta di diventare il secondo polo italiano della chimica “verde”.E’ del tutto evidente che bisogna fare in modo di trasferire i risultati della ricerca accademica verso il mondo industriale, realizzando Reti di Alta Tecnologia dei laboratori di ricerca industriali, dell’Università e degli Enti di ricerca (es. per le nanotecnologie, bio-tecnologie, genomica).
Lo scopo è quello di promuovere un modello di sviluppo delle competenze e di garantire un’offerta di ricerca sul territorio in grado di rispondere alle richieste di innovazione tecnologica delle imprese.Si dovrebbe prevedere una linea di investimenti per la creazione di imprese specificamente destinata per attività avanzate e ad alta tecnologia.
Dobbiamo valorizzare quelle società leader mondiali nella produzione delle bioplastiche, che sono in possesso di importanti brevetti e che hanno innumerevoli applicazioni che possono dare origine a molti prodotti e a nuove aziende.
Bisogna trovare ad ogni costo una soluzione, il governo e tutte le istituzioni locali non possono far fallire una prospettiva di sviluppo così importante ed economicamente conveniente.
A nostro avviso, anche per un periodo transitorio, se sarà necessario per chiudere la partita la Regione, attraverso le sue agenzie o altri strumenti idonei, potrebbe intervenire direttamente, perché non possiamo farci sfuggire un’occasione come questa. Le Istituzioni, la politica, le varie associazioni dell’Umbria devono esprimere, in questo momento, il meglio di se stesse ed essere unite per rilanciare lo sviluppo dell’Umbria, senza adagiarsi sulla crisi mondiale e senza rassegnarsi al destino apparentemente cinico e baro.



10/10/2011

Intervista Claudio Bendini sul Corriere dell’Umbria

“L’Umbria per rilanciarsi deve utilizzare al meglio le risorse pubbliche, puntando forte sul miglioramento della pubblica amministrazione, quindi sanità ed enti locali, indirizzando le risorse liberate su tre fronti decisivi per il futuro del nostro sistema economico-sociale, ovvero innovazione, sviluppo e ricerca”. Questa la ricetta firmata dal segretario regionale della Uil, Claudio Bendini, necessaria per risollevare le sorti del Cuore verde d’Italia. Tradotto, urgono cambiamenti radicali, che non si fermino alla forma ma che puntino diretti alla sostanza. “La strada che è stata intrapresa dalla Giunta con il disegno di legge sulla riforma endoregionale – sottolinea Bendini – è apprezzabile. Come Uil, condividiamo l’impianto che è stato individuato a livello generale, in quanto rispecchia in diverse parti ciò che il sindacato ha avuto sempre a cuore, ovvero la razionalizzazione della spesa, la semplificazione del sistema amministrativo regionale ed endoregionale, l’istituzione dell’Agenzia forestale regionale, la definizione per legge degli ambiti territoriali delle Unioni dei comuni. Abbiamo inoltre accolto con soddisfazione l’approvazione da parte del Consiglio regionale dell’ordine del giorno sul riordino del sistema contributivo e organizzativo dei consorzi di bonifica. Sono state recepite le istanze che, come Uil, avevamo sollevato alla presidente e ai membri della giunta regionale, per prime l’equità fiscale tra i cittadini, senza un aumento della pressione fiscale, e la ridefinizione delle competenze dei consorzi di bonifica, assegnando le attività di tutela idrogeologica del territorio all’Unione dei comuni e alla costituenda Agenzia forestale regionale. Avevamo chiesto, inoltre, l’adozione delle modalità di tutela delle professionalità presenti nei consorzi, alla stregua di quelle dei lavoratori già presi in considerazione dalla legge stessa. La nostra posizione – sempre Bendini – è sempre stata coerente con le iniziative che da anni stiamo portando avanti contro i costi e gli sperperi della politica e sulla necessità di rendere la pubblica amministrazione più efficiente, efficace ed economica, adottando le migliori tecniche di gestione”. L’esigenza di rendere più efficace ed efficiente il sistema regionale è dettata anche dalla fase critica in cui versa il mercato finanziario. “Gli obiettivi – sottolinea Bendini – sono diversi. Primo, mantenere l’attuale livello di rating per non aumentare i costi finanziari, che vanno a incidere sul bilancio della regione. Secondo, non ritrovarci con la necessità di dover aumentare le tasse regionali, come verificatosi in altre realtà d’Italia. Terzo, liberare risorse da utilizzare come incentivi per le imprese che fanno innovazione e che puntano alle opportunità offerte dal mercato internazionale. Ma per raggiungere questi tre obiettivi, è indispensabile prima completare la stagione delle riforme che è stata avviata con la ridefinizione del sistema endoregionale”. Altro punto caldo, quello delle multinazionali presenti in Umbria. “La questione della chimica ternana – afferma Bendini – può rappresentare una seria opportunità di sviluppo e di vera innovazione del settore. A Terni, infatti, può nascere un polo nazionale della chimica cosiddetta verde. Ad oggi, purtroppo, nonostante l’impegno delle istituzioni regionali e dei sindacati, il Governo non ha saputo imporre alle parti in gioco un progetto chiaro e fattibile. Sul fronte della siderurgia, nutriamo preoccupazione per l’intenzione della Thyssen di scorporare la produzione dell’inox che, presumibilmente, l’azienda vorrà collocare sul mercato, con grossi punti interrogativi sulle ricadute dal punto di vista occupazionale. La vertenza più dura rimane quella dell’Antonio Merloni, che dopo anni di commissariamento non vede alcuna soluzione all’orizzonte che sia concreta e che coinvolga tutta l’azienda. Su questi tre fronti è fondamentale una presa di posizione decisa da parte del Governo: per questo, proponiamo che a partire da settembre le sigle sindacali e le istituzioni locali facciano squadra, esercitando pressione a Roma per ottenere quelle soluzioni che, ormai, non sono più rinviabili”.



09/10/2011
Bendini per il Messaggero
La Uil è pronta alla nuova stagione di riforme
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L’Umbria ha bisogno di una svolta forte e concreta, partendo da una seria e radicale riorganizzazione dell’apparato amministrativo di Claudio Bendini, segretario regionale Uil Ci attende un autunno pieno di opportunità. L’Umbria, per la prima volta, si trova di fronte alla possibilità di compiere il salto di qualità verso una nuova stagione di riforme. Riforme effettive e concrete, che facciano da spartiacque rispetto al passato. Il clima manifestato dai nostri rappresentanti istituzionali nei giorni scorsi sembra prestarsi a una svolta radicale. Una svolta che, a onor del vero, auspicavamo – a questo punto - fosse già concretizzata. I tempi, però, sembrano maturi solo oggi. Il placet bipartisan è un segnale importante, forse decisivo. I nostri politici – di destra e sinistra – hanno realizzato che l’Umbria non può più navigare a vista, soprattutto se il mare è oscurato da una nebbia fitta e impenetrabile. Scossi nel profondo dalla paventata soppressione delle Province, i nostri eletti hanno rotto gli indugi e virato – con decisione, finalmente – verso le riforme. Era ora. Ma il difficile viene adesso. Perché se riforme devono essere, che siano riforme vere e radicali, anche se andranno a colpire interessi individuali o di determinati gruppi sociali. Il pacchetto pensato dalla Regione Umbria – riduzione delle Asl da 4 a 2, l’intervento sulle Aziende ospedaliere, l’accorpamento di Apt e Sviluppumbria, la cancellazione degli Ati e dei Consorzi di bonifica (finalmente!) – rappresenta un importante punto di partenza. Come Uil, siamo pronti a dare il nostro contributo, sostenendo tutte le forze politiche che hanno in comune l’obiettivo di alleggerire la altrimenti non competitiva macchina regionale. Il sistema umbro, allo stato delle cose, è a rischio collasso: il vero problema – dell’Italia come del Cuore verde – è la produttività della spesa pubblica e, quindi, dell’organizzazione economica e istituzionale. La produttività della spesa pubblica può generare di per sé la crescita dell’Umbria e, inoltre, liberare risorse da destinare agli incentivi per le imprese e per le opere pubbliche. L’esempio più diretto è rappresentato dal Servizio sanitario regionale che, come dimostrato dalla ricerca del Cerm, gode di buona salute. Ma se gli stessi criteri comparativi tra regioni che sono stati usati dal Cerm fossero adottati tra le Aziende sanitarie della regione, avremmo a disposizione dati che metterebbero in chiara evidenza ogni “anomalia” tra le diverse realtà aziendali. Si tratta – in estrema sintesi – di applicare un accurato controllo di gestione che consenta di misurare, in tempo reale, i costi e i ricavi della singola Azienda e di ogni singola unità produttiva. Tale metodo di gestione va integrato con un sistema di valutazione della qualità, così da poter eseguire raffronti omogenei sotto tutti i profili. Ed è così che, inoltre, si eviterà di inciampare, in futuro, sulla questione morale e sulla valutazione empirica dei risultati ottenuti dalle singole aziende e sulla qualità dei loro dirigenti. Questo modello è valido – naturalmente – per tutta la pubblica amministrazione e per tutte le aziende compartecipate. Tornando alla sanità, non è sufficiente ridurre il numero delle Aziende, ma è necessario ridefinirne anche le singole funzioni. Tre questioni esemplificative: il ruolo degli ospedali della rete di emergenza, quello degli ospedali di comunità e quello dell’assistenza territoriale con relativa presa in carico dell’utente. Analoga operazione andrebbe messa in atto nei confronti di tutti gli enti in predicato di riorganizzazione, a cominciare dall’Ato su base territoriale regionale per la gestione di acque e rifiuti, fino alla nascitura agenzia generata dall’accorpamento tra Azienda promozione turistica e Sviluppumbria. Perché a contare non è solo la forma, ma i risultati: quanto sperimentato con l’Azienda unica regionale dei trasporti – accorpata e nata a tempo di record, ma dai risultati piuttosto altalenanti – dovrebbe fungere da monito. Condividiamo, infine, l’eliminazione degli Ambiti territoriali integrati e – naturalmente - quella dei Consorzi di bonifica, come da noi da tempo auspicato, in quanto oltre ad essere inutili hanno messo in seria crisi l’omogeneità di trattamento fiscale tra i cittadini. L’Umbria, per rimanere ancorata alle regioni del Centro Nord, è all’ultima chiamata: spetta in primo luogo agli amministratori, alla politica e alle associazioni di creare le condizioni per non perdere questo treno. I cittadini-elettori – “sensibilizzati” dalla crisi – saranno più attenti all’operato dei loro rappresentanti e valuteranno di conseguenza. Nessuno, a questo punto, può più chiamarsi fuori.


COMUNICATO STAMPA UIL UMBRIA
Perugia, 13 settembre 2011
Antonio Merloni, la posizione della Uil: “Per salvare l’industria serve un accordo tra Governo e Regioni nell’incontro di domani al Ministero dello Sviluppo economico. Si attivi l’Accordo di programma per tutelare i lavoratori e creare potenziali occasioni di sviluppo”. Bendini: “I commissari negozino con gli acquirenti rimasti in gioco, a cominciare da Porcarelli, per innalzare il numero delle assunzioni. Serve uno sforzo comune per evitare il dramma industriale e sociale del fallimento” Dopo il venire meno della cordata cinese rappresentata da Zhou Yue e capitanata dalla Nanchang Zerowatt, che non ha mai depositato la cauzione richiesta, e quello degli iraniani della MMD, che ha ritirato il proprio interessamento richiedendo la restituzione della cauzione versata, sul futuro dell’Antonio Merloni si levano grossi punti interrogativi. Sul tavolo, ad oggi, restano alcune offerte “minori” di matrice italiana, fra cui la più rilevante pare essere quella dell’imprenditore marchigiano Giovanni Porcarelli. “Il problema – sottolinea Claudio Bendini, segretario regionale Uil - è che, stando sia alle dichiarazioni ufficiali di alcuni mesi or sono sia alle voci che in seguito si sono succedute, queste offerte hanno ricadute occupazionali solo per alcune centinaia di lavoratori e, quindi, salvo enormi cambiamenti positivi, non sono in grado di riassorbire i 2.300 lavoratori attualmente in forza ai tre stabilimenti del ‘bianco’. La Uil e la sua categoria dei metalmeccanici credono realisticamente che una soluzione accettabile possa a questo punto arrivare solo con una molteplicità di interventi e con lo sforzo congiunto di tutti gli attori coinvolti nella vicenda. In primo luogo – sempre Bendini - chiediamo ai commissari di negoziare con gli acquirenti rimasti, ad iniziare da Giovanni Porcarelli, per innalzare il numero delle assunzioni il più possibile. In secondo luogo chiediamo alle istituzioni centrali e locali di attivare finalmente l’Accordo di programma – che, sottoscritto a marzo 2010, ha stanziato 70 milioni di euro - per offrire tutela a tutti coloro che non dovessero trovare una risposta grazie alle operazioni di cessione, una tutela che deve consistere sia in una speranza di reimpiego con attività di reindustrializzazione, sia in un concreto ed immediato sostegno in termini di ammortizzatori sociali”. Domani – mercoledì 14 settembre - è in programma un incontro istituzionale presso il Ministero dello Sviluppo economico: “In questa sede – afferma Bendini - speriamo che Governo e Regioni possano trovare una misura comune, fermo restando che a nostra volta ci attendiamo di essere convocati al più presto per apprendere direttamente ed ufficialmente come stanno davvero le cose e per poter avanzare il nostro punto di vista. Temiamo che di fronte alla drammaticità della vicenda ed all’enormità del problema molti siano tentati di gettare la spugna e di accettare il triste epilogo del fallimento. Ma noi crediamo che le oggettive difficoltà, lungi dall’essere motivo di rassegnazione, debbano costituire uno sprone per unire le forze ed evitare che il dramma industriale si trasformi in una tragedia umana e sociale. L’Accordo di programma – conclude Bendini - è stato un atto bipartisan firmato da istituzioni di colore politico differente ed oggi la sua efficace attivazione dipende proprio dalla capacità di ritrovare una convergenza effettiva fra Governo e Regioni. Pragmatismo e determinazione impongono alla Uil di impiegare tutte le proprie forze affinché ciò avvenga”.


COMUNICATO STAMPA UIL UMBRIA
Polemica Sgalla – Guasticchi: la “cinghia di trasmissione” è ancora attiva, ma bisogna capire da che parte “tira”
Perugia 8 settembre 2011

Il fatto che il segretario della Camera del lavoro di Perugia, Vincenzo Sgalla, abbia “ripreso” il presidente della Provincia di Perugia Marco Guasticchi per la sua mancata partecipazione allo sciopero generale di mercoledì evidenzia come la mitica “cinghia di trasmissione” tra sindacato e partito sia ancora funzionante. Rimane però da capire chi, tra le due parti, esercita in pratica la funzione “trainante”.



COMUNICATO STAMPA UIL UMBRIA
Perugia 7 settembre 2011

Sciopero della Cgil, cifre inventate di sana pianta e nessuna proposta alternativa
. La segreteria regionale della Uil: “Contro la manovra serviva un movimento sindacale unito, non uno sciopero preventivo. Sull’articolo 8 sollevato solo un inutile polverone” Parlare di “migliaia di lavoratori”, di “piazze riempite”, di “fabbriche e uffici svuotati” è una presa in giro in piena regola: i dati di partecipazione che sono stati sbandierati dalla Cgil per lo sciopero di ieri sono del tutto inventati. Un esempio per tutti. Secondo la Cgil, alla Regione dell’Umbria ieri ha scioperato il 40% dei dipendenti. In realtà, a scioperare è stato meno del 3% dei dipendenti. In analogia – più o meno – con tutti i settori del pubblico impiego. E anche per l’industria, lo sbandierato 70% è un dato medio assolutamente lontano dalla realtà. Nelle aziende dei servizi – vedi per esempio Gesenu, Tsa e Vus - l’adesione è stata minore del 15%. La maggioranza dei manifestanti ieri era composta da pensionati, disoccupati e cassa integrati. La stragrande maggioranza dei lavoratori, iscritti non solo a Cisl e Uil, ma anche alla Cgil, ieri ha lavorato: non si crede più allo sciopero come unico ed efficace strumento per ottenere cambiamenti. Gli scioperi servono quando si vuole colpire il padrone nei suoi affari, bloccandogli la produzione. Contro un Governo bisogna colpirne il consenso. La Uil non ha condiviso e non condivide diversi aspetti della manovra, ma ha adottato altre forme di protesta (sit in di fronte al Senato e alle Prefetture) che hanno portato a rimuovere gli aspetti più negativi per i lavoratori, come il riscatto degli anni di laurea e del servizio militare. Se la Cgil riteneva che la manovra fosse sbagliata, avrebbe dovuto adoperarsi per farla cambiare, attraverso un movimento sindacale unito, senza proclamare uno sciopero preventivo, soprattutto alla luce della delicata fase che sta vivendo il Paese. Non abbiamo alcun interesse a scoraggiare coloro che possono venire a investire in Italia. Sull’articolo 8 è stato volutamente alzato un polverone inutile e dannoso: la Uil non ha chiesto questa norma, ma una volta preso atto della sua esistenza ha voluto e ottenuto alcuni importanti emendamenti. Grazie a noi è stato scongiurato il rischio della costituzione di sindacati di comodo: le deroghe potranno essere fatte solo a maggioranza dei sindacati più rappresentativi, che sono poi gli stessi firmatari dell’accordo di giugno 2011, recepito dalla norma in questione. Ci sono aspetti positivi, come la possibile trasformazione di contratti da tempo determinato a tempo indeterminato, che cercheremo di attuare, sull’esempio di quanto accaduto per la scuola dove sono stati stabilizzati 67mila unità. Per quel che riguarda la norma sulle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, pur non rappresentando un “via libera” ai licenziamenti facili, la Uil la ritiene inopportuna e certamente non è intenzione del sindacato firmare accordi sui licenziamenti contro gli interessi dei lavoratori. Oggi è lecito chiedersi cosa ha prodotto lo sciopero della Cgil. I fatti dicono nulla di concreto, salvo tacitare le coscienze di chi ha partecipato – secondo il vecchio “rituale” – alla protesta, senza accorgersi che il mondo è cambiato e che bisogna agire tutti per migliorare il sistema Paese ad ogni livello, anche quando i governanti non piacciono, perché le “spallate”, oggi, non vanno contro il Governo ma contro i cittadini. Se le indicazioni del Presidente Napolitano sono condivise, sarebbe stato coerente rispettarle anche in questa occasione.


11/08/2011
COMUNICATO STAMPA UIL UMBRIA

CLAUDIO BENDINI

L'Umbria ha accusato la crisi in maniera molto pesante. Ha pagato lo scotto dovuto a un modello produttivo basato sulla piccola e piccolissima industria, che per lo più lavora per conto di altri e che, quindi, si è ritrovata a scontare gravi ritardi in termini di produttività, innovazione e internazionalizzazione. Diversi studi condotti hanno evidenziato che l’Umbria ha una crescita minore alla media nazionale: la nostra regione si avvicina sempre più al Sud Italia. Prima della crisi, nel 2008, la disoccupazione era al 4,8 %, il tasso di occupazione al 65,4 %. Dati positivi, anche se ottenuti con occupazione di bassa qualità, vedi contratti a termine, part-time, contratti a progetto, ecc. L’avvento della crisi ha ben presto messo in evidenza tutti i limiti del sistema produttivo umbro, evidenziando che quei livelli raggiunti erano il frutto di una economia che ruotava sostanzialmente intorno ad un sistema pubblico, in modo diretto o indiretto. Le  imprese private umbre, salvo lodevoli eccezioni, hanno avuto, da sempre, una scarsa internazionalizzazione, con un export inferiore alla media nazionale. Combinazioni, queste, che hanno generato effetti sociali molto gravi, ancora oggi non del tutto quantificabili perché “oscurati” dalla cassa integrazione, che ne ha mitigato le conseguenze. Ma è proprio il massiccio ricorso alla cassa integrazione, specie quella in deroga, a confermare la gravità della crisi e la sua diffusione in tutto il territorio regionale. E’ chiaro, quindi, che bisogna continuare ad agire per contrastare questo fenomeno. Prima di tutto, e tenuto conto che si procede verso il federalismo fiscale, che andrà a incidere nella capacità di spesa e d i investimento di ogni singola regione, è necessario rendere più efficiente la macchina pubblica, destinando le risorse così risparmiate a politiche sociali e di sviluppo. Secondo una ricerca condotta dal Centro studi nazionale della Uil, i costi della politica in Italia, diretti e indiretti, ammontano ogni anno a circa 18,3 miliardi di euro, a cui occorre aggiungere i costi derivanti da un “sovrabbondante” sistema istituzionale quantificabili in circa 6,4 miliardi di euro, arrivando così alla cifra di 24,7 miliardi di euro. Una somma che equivale al 12,6% del gettito Irpef (comprese le Addizionali locali), pari a 646 euro medi annui per contribuente. In Umbria, al di là del mero elenco delle spese di ogni singolo Ente, Agenzia o Azienda partecipata, a dover far riflettere sui costi della politica in Umbria è il dato relativo alle consulenze e agli incarichi esterni che sono stati assegnati da tutti i livelli amministrativi.

Questo dei costi della politica e della maggiore efficienza della macchina pubblico-amministrativa è uno dei fronti sui quali bisogna intervenire. Un altro, naturalmente, riguarda il lavoro. E’ evidente che, per rilanciare l’Umbria, bisogna ricominciare dal lavoro e dallo sviluppo, individuando misure mirate a contrastare il precariato e a tutelare le categorie più a rischio, vedi donne e giovani. La svalutazione del lavoro, d’altronde, è stata una delle prime cause che ha scaturito la crisi in corso. L’utilizzo delle forme contrattuali precarie, dettato sì dalle nuove dinamiche del mercato, ha intrapreso una strada impropria: da una parte si è cercato di contenere i costi del lavoro, ma dall’altro si è disincentivato l’investimento delle imprese in innovazione, ricerca e sviluppo e l’innalzamento della produttività. In Italia, i rapporti di lavoro precario si concentrano nelle imprese con meno di nove dipendenti. Un particolare, questo, che interessa da vicino la realtà dell’Umbria, dove il tessuto economico è composto in prevalenza da micro e piccole aziende.

Va, per questo, ripensato il nostro sistema economico-produttivo. Bisogna ingaggiare e vincere la sfida per le nuove politiche industriali, aprendo a nuove frontiere tecnologiche, puntando in maniera più diretta verso l’internazionalizzazione delle imprese nostrane. Un cammino nel quale la parte pubblica dovrà rivestire un ruolo da protagonista, non limitandosi a monitorare e “sovrintendere”, ma dando concreto sostegno alle imprese, svolgendo attività di guida, proposta e supporto.

In questo, anche il sistema creditizio dovrà dimostrare una maggiore capacità di affiancare le imprese, dando loro il necessario appoggio per misurarsi con le nuove sfide imposte dal mercato globale.


05/08/2011
Manovra, commento di Claudio Bendini
Claudio Bendini Segretario regionale Uil

“Una manovra dalle tante ombre e poche luci”
La manovra economica presenta più ombre che luci. Il testo elaborato dal Governo continua a non piacerci, anche se siamo ben consapevoli che, vista la fase particolarmente grave in cui versa il Paese, c’è la necessità di un intervento forte, che riporti in equilibrio il sistema economico. Il cui crollo, è evidente, rischierebbe di avere ripercussioni negative, innanzitutto, su pensionati e lavoratori dipendenti, a partire da un drammatico aumento della disoccupazione. Ecco perché, come Uil, abbiamo richiesto con chiarezza e determinazione, che questo rigore non fosse disgiunto da equità e giustizia e che nella manovra fossero contenuti provvedimenti riguardanti, in primo luogo, il sistema politico a tutti i suoi livelli. Le ragioni di questa rivendicazione non hanno nulla a che vedere con demagogici sentimenti di antipolitica ma attengono a valutazioni di convenienze e opportunità economiche oltre che etiche. Ci aspettavamo, quindi, tagli alla politica ben più consistenti e immediati. A proposito del capitolo previdenziale, poi, non condividiamo l'anticipo del percorso per l'innalzamento dell'età di pensionamento per le donne. Ci trovano fermamente contrari, poi, i provvedimenti relativi al pubblico impiego, vedi “l’esclusività” del contributo di solidarietà, in vigore solo per gli statali. Come Uil, ribadiamo il nostro impegno al fianco delle categorie del pubblico impiego nella battaglia per la valorizzazione del lavoro dei pubblici dipendenti, a partire dalle rivendicazioni contrattuali e dalla cancellazione di quelle misure che sviliscono la loro professionalità. Il paventato colpo di spugna sugli anni di università e servizio militare avrebbe, poi, rappresentato un affronto in piena regola nei confronti dei diretti interessati, che magari avevano già fatto i conti per la pensione e per tutti coloro che avevano già pagato il riscatto del periodo di studi. L’annullamento di tale provvedimento è il risultato della continua opera di pressione messa in atto dalle organizzazioni sindacali, che fino all’ultimo cercheranno di migliorare la manovra in ogni suo singolo punto. Le poche luci della finanziaria riguardano la decisione di innalzare dal 12,5 al 20 per cento il livello della tassazione di tutte le rendite finanziarie, eccezion fatta per i rendimenti dei titoli di Stato. Viene sanata così una clamorosa ingiustizia e un’inefficienza economica che, da sempre, hanno finito per dare uno sproporzionato valore ai giochi della finanza rispetto al lavoro. Anche in questo caso, si tratta di una delle storiche rivendicazioni della Uil. Un altro aspetto positivo della manovra, poi, attiene al recepimento dell'accordo interconfederale sulla contrattazione aziendale: si determina così la validità “erga omnes” delle intese aziendali stipulate sulla base dell'accordo di giugno. Condivisibili, inoltre, anche le misure contro l’evasione fiscale e le riduzioni di spesa per i ministeri. Così come lo sono i provvedimenti mirati all’eliminazione di tutte le Province e al dimezzamento del numero dei parlamentari, anche se purtroppo queste azioni dovranno essere realizzate con una procedura di revisione costituzionale, dai tempi lunghi e quindi dall’esito incerto, poiché suscettibili di ripensamenti dettati dai possibili mutamenti dello scenario politico. Per rivendicare una manovra più equa e più giusta e per risollecitare una vera riforma fiscale, abbiamo deciso, insieme alla Cisl, di manifestare – giovedì primo settembre – di fronte al Senato. Al contrario, la Cgil ha preferito perseverare nel proclamare l’ennesimo sciopero generale: un’iniziativa che, al pari delle precedenti, non produrrà alcun effetto, se non quello di far perdere un po' di soldi ai lavoratori. Riteniamo, invece, molto più opportuno esercitare una pressione nei confronti delle forze parlamentari perchè apportino tutte quelle modifiche che abbiamo chiesto, insieme alle altre parti sociali, al fine di rendere la manovra più equa ed efficace.



05/08/2011
Cassa integrazione: Umbria in controtendenza rispetto all’andamento nazionale. Nel Cuore verde a luglio registrato un +15,7%, contro la media nazionale di -2,1%. Schizzano le ore di ordinaria (+217,6%), ma calano quelle in deroga (-37,5%). Bendini: “Versiamo in una crisi strutturale” I dati relativi all’andamento della cassa integrazione rilevano come l’Umbria sia preda di una crisi strutturale, dalla quale sembra incapace a svincolarsi. I numeri, d’altronde, parlano chiaro: tra giugno e luglio le ore autorizzate in Italia sono diminuite del 2,1%, mentre nella regione hanno registrato un aumento del 15,7%. In particolare, l’Umbria si distingue in negativo per essere la prima regione d’Italia per numero di ore concesse di cassa ordinaria, che tra giugno e luglio sono cresciute del 217,6% (mentre la media nazionale è ferma a quota 7,9%). “Segno evidente – commenta il segretario regionale della Uil, Claudio Bendini – che ancora molte nostre aziende versano in stato di grande sofferenza, mentre altre continuano a entrare in nuove crisi. Un andamento, questo, che evidenzia come l’Umbria versi in uno stato di difficoltà strutturale”. Altro dato negativo riguarda la cassa integrazione straordinaria, che nel lasso temporale preso in esame è aumentata del 19,5%, contro una media nazionale che ha invece fatto segnare un -2,5%. “Di positivo – sottolinea Bendini – c’è l’andamento registrato in Umbria dalla cassa in deroga, la cui diminuzione è stata più consistente rispetto alla media nazionale: -37,5% contro -7,9%. Si tratta di un segnale importante, visto che tale strumento interessa le realtà produttive più piccole, che rappresentano la maggior parte del nostro tessuto economico”. Nel dettaglio, tra giugno e luglio l’aumento delle ore autorizzate di “cassa” ha inciso in maniera più netta nella provincia di Terni (+59,1%) rispetto a Perugia (+6,3%). Da notare, infine, come a livello regionale l’unico settore in cui si è registrato un incremento del ricorso agli ammortizzatori sociali è stato quello dell’industria (+65,3%), mentre in altri il segno è stato negativo: edilizia -8%, artigianato -29,8% e commercio -59,8%.



25/07/2011
Il Consiglio regionale ha approvato l’ordine del giorno sul riordino del sistema contributivo e organizzativo dei Consorzi di bonifica. Bendini: “Recepite le istanze che la Uil Umbria porta avanti da anni” La segreteria regionale della Uil accoglie con soddisfazione l’approvazione da parte del Consiglio regionale dell’ordine del giorno sul riordino del sistema contributivo e organizzativo dei Consorzi di bonifica. La mozione è stata votata all’unanimità, nella seduta di stamattina, dai capigruppo e dai membri della Giunta, presenti in aula. “Sono state recepite – commenta Claudio Bendini, segretario generale Uil Umbria – le istanze che come Uil regionale stiamo portando avanti ormai da anni. La nostra organizzazione si è sempre battuta, in quanto ‘sindacato dei cittadini’, al fianco dei comitati per chiedere la regolarizzazione della materia e l’equità di trattamento fiscale. Nei giorni scorsi abbiamo consegnato all’attenzione della presidente Marini e degli assessori Tomassoni e Cecchini una nostra proposta di modifica e integrazione al disegno di legge di riforma endoregionale. Proposta nella quale abbiamo evidenziato la necessità non solo di garantire l’equità fiscale tra i cittadini senza aumentare la pressione fiscale, ma anche di ridefinire le competenze dei Consorzi di bonifica, assegnando le attività di tutela idrogeologica del territorio all’Unione dei comuni e alla costituenda Agenzia forestale regionale. Al contempo, abbiamo chiesto l’adozione delle modalità di tutela delle professionalità presenti nei Consorzi, alla stregua di quelle dei lavoratori già presi in considerazione dalla legge stessa. La nostra – conclude Bendini – è una posizione coerente con le iniziative che da anni stiamo portando avanti contro i costi e gli sperperi della politica e sulla necessità di rendere la pubblica amministrazione più efficiente, efficace ed economica”.



06/06/2011
Ddl su semplificazione amministrativa, Bendini: “Giudizio positivo, ma nelle procedure devono essere compresi anche Comuni e Province, così da lanciare un vero e proprio modello umbro della pubblica amministrazione”
La segreteria regionale della Uil accoglie con favore il disegno di legge presentato dalla Giunta Marini. “Quella della semplificazione amministrativa – sottolinea Claudio Bendini, segretario generale Uil Umbria – è un tema la cui importanza abbiamo più volte ribadito. Accogliamo con giudizio positivo, dunque, il testo presentato dalla Giunta Marini. A nostro parere, però, nel Ddl manca l’inclusione dei Comuni e delle Province, così da garantire ai cittadini e alle imprese tempi certi per ottenere il rilascio delle varie concessioni e autorizzazioni relative a tutte quelle pratiche che coinvolgono i tre livelli istituzionali. Solo con l’inserimento nel Ddl di tutti i livelli amministrativi e istituzionali, infatti, si potrà avere una reale innovazione, lanciando un vero e proprio modello umbro della pubblica amministrazione”. Altro punto fondamentale riguarda il rispetto, all’interno degli Enti, delle Agenzie e delle Aziende amministrate, delle migliori tecniche di gestione, ovvero il controllo di parametri e strumenti mirati alla misurazione di tutte le voci di spesa collegate ai servizi offerti, attuando una vera “cabina di regia”, che sia concreta ed efficiente . “Una nuova modalità organizzativa – afferma Bendini – che consentirà anche di avviare una programmazione certa ed efficiente, tenendo sotto controllo le spese ed eliminando gli sprechi. Con un coinvolgimento di questo tipo si valorizzerà l’Alleanza per l’Umbria e, soprattutto, si darà un contributo sostanziale per il rilancio dell’economia regionale”. Ufficio stampa Uil Umbria



27/05/2011
VI Rapporto Uil “Famiglia – Reddito – Casa”: a Perugia in calo il costo degli affitti (-3,3% nel secondo trimestre 2010), ma incide ancora pesantemente sul reddito dei lavoratori: in media una locazione costa 412,25 euro al mese, il 19,3% del budget familiare
I prezzi degli affitti, nonostante la diminuzione avvenuta su gran parte del territorio nazionale, rimangono sempre troppo onerosi per le famiglie italiane che spendono in media, mensilmente, 613,78 euro. Il costo dell’affitto incide mediamente per il 28,8% sul reddito delle diverse tipologie di famiglie prese a campione nel VI Rapporto Uil “Famiglia – Reddito – Casa”. A Perugia i valori di locazione nel secondo semestre 2010 hanno fatto rilevare una sensibile diminuzione, pari al 3,3%. Ma il costo mensile medio di un affitto nel capoluogo umbro è ancora oneroso, pari a 412,25 euro. Nel Rapporto è stata calcolata l’incidenza mensile dell’affitto sul budget familiare. Sono state prese in esame quattro diverse famiglie perugine, distinte per reddito lordo e numero di lavoratori. Per tutte queste è stata presa in considerazione un’abitazione di 70 metri quadrati. Il primo caso vede una famiglia composta da quattro persone con due figli minori a carico, che percepisce un reddito lordo annuo di 36.000 Euro: l’affitto (considerata la media di 412,25 euro al mese) incide per il 14,7%. Secondo caso: famiglia composta da quattro persone, con un lavoratore che percepisce un reddito lordo annuo pari a 18.000 Euro, più un cassaintegrato che percepisce mensilmente 892,86 euro lordi, più due figli minori a carico. In questo caso, l’affitto “mangia” il 18,4% del budget. Terzo caso: famiglia composta da quattro persone, di cui due lavoratori cassaintegrati che percepiscono ciascuno mensilmente 892,8620 euro lordi, più due figli minori a carico. Il costo dell’affitto incide in maniera molto pesante, pari al 34,9%. Nel quarto caso, è stata presa in esame una famiglia composta da quattro persone, di cui un lavoratore dipendente che percepisce annualmente 18.000 euro lordi, una moglie e due figli minori a carico: l’affitto rappresenta il 25,8% delle spese mensili. In media, ogni mese per il costo dell’affitto le famiglie perugine impegnano il 19,3% dei loro redditi. “Il disagio abitativo – afferma il segretario regionale della Uil, Claudio Bendini - deriva dall’azione congiunta di tre diversi fattori: lo stress economico, derivante dal costo di accesso alla casa e dal suo mantenimento; l’inadeguatezza dello spazio abitativo, determinata da problemi di sovraffollamento; l’inidoneità abitativa, risultante dal livello di dotazioni fondamentali dell’alloggio che, insieme, rendono l’alloggio insoddisfacente rispetto alle esigenze familiari. Per questo – conclude Bendini - continuiamo a ribadire la necessità di porre, al centro dell'attenzione, una vera e nuova politica per l’affitto, introducendo ulteriori politiche fiscali premianti che possano prevedere la possibilità, per l’inquilino, di detrarre dalle tasse parte dell’affitto, cosa che auspicavamo con l’introduzione della cedolare secca”. Ufficio stampa Uil Umbria


16/05/2011
I Consorzi di bonifica sono “carrozzoni” i cui costi gravano sulle tasche dei cittadini. La Regione indirizzi le risorse disponibili alla nascitura Agenzia forestale
La Uil dell’Umbria ritiene paradossale che, mentre da una parte si discuta sulla necessità di rivedere e riorganizzare le Comunità montane e di creare un’Agenzia forestale regionale, dall’altra da parte pubblica si continuino ad assegnare lavori ad enti come i consorzi di bonifica che sono gestiti da privati. Non è accettabile che la Regione dell’Umbria continui a sostenere “carrozzoni” come i consorzi, i cui servizi dovranno – una volta entrata a regime – essere invece assegnati alla nascitura Agenzia forestale regionale. Un modo, questo, per razionalizzare ulteriormente la spesa pubblica. L’obiettivo che deve essere perseguito è chiaro: bisogna utilizzare al meglio le risorse che sono a disposizione, razionalizzandole e attuando una vera semplificazione amministrativa, anziché parlare – come è stato fatto - di un’estensione a tutti i cittadini umbri della tassa sulla bonifica. Come Uil, chiediamo prima di tutto che venga fatta certezza circa gli sviluppi della riforma endoregionale, tenendo conto della ristrettezza delle risorse disponibili e della necessità irrimandabile di una vera semplificazione amministrativa.



09/05/2011
La Uil Umbria condanna gli insulti lanciati contro il vescovo di Terni, Monsignor Vincenzo Paglia, durante il concerto all’Anfiteatro Fausto di Terni
A seguito degli insulti rivolti contro il vescovo di Terni, monsignor Vincenzo Paglia, la Uil dell’Umbria si sente in dovere di stigmatizzare ogni utilizzo e ricorso alla violenza, verbale e fisica. “Si è trattato - sottolinea il segretario regionale della Uil, Claudio Bendini - di un episodio vile e increscioso, dal quale sarebbe bene che tutti prendano le distanze. Come Uil, condanniamo con fermezza ogni utilizzo e ricorso alla violenza, sia essa fisica o verbale. In questo specifico caso, oltretutto, è stata presa di mira una personalità, come quella di Monsignor Paglia, che si è sempre distinta per un atteggiamento di grande attenzione nei confronti delle fasce più deboli della società e dei lavoratori”. Le offese al vescovo di Terni sono state lanciate dal gruppo Osteria Popolare Berica nel corso del concerto che si è tenuto sabato sera, nell’ambito della Festa dei Giovani, all’anfiteatro Fausto di Terni. Ufficio stampa Uil Umbria



05/05/2011
Domani il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, prenderà parte a un’assemblea dei lavoratori che si terrà allo stabilimento della ex Montedison di Terni.
“Per rilanciare lo sviluppo del Paese e della nostra Umbria – sottolinea il segretario regionale della Uil, Claudio Bendini - bisogna abbandonare lo scontro di classe e ideologico. E' solo con questo spirito che il sindacato potrà calarsi nella realtà rappresentata dall'economia globale, affrontando anche le vertenze in atto nel nostro territorio, a cominciare da Meraklon, Basell, Antonio Merloni. Lo sciopero oggi rappresenta l’ultimo strumento da mettere in campo”. “Dobbiamo – afferma Bendini - farci carico dei fattori che determinano la produzione e la commercializzazione delle produzioni. Alternative non ce ne sono, se vogliamo aumentare l’occupazione stabile e di qualità e la ricchezza prodotta dal Paese”. In questo contesto si inserisce l’accordo siglato da Uil e Cisl sul nuovo modello contrattuale. “Un accordo – afferma Bendini - che si è scontrato con il rifiuto ideologico da parte della Cgil. Una posizione, questa, che si è ripetuta nella vicenda Fiat. Non dobbiamo – sottolinea il segretario della Uil dell’Umbria - aver paura del cambiamento, tanto alla fine il cambiamento ci sarà e chi ha paura verrà travolto. Cerchiamo di usare la ragione, considerando che ci sono cose che non possono essere lasciate così come sono, provando a cambiarle”. Da qui il passaggio sull'unità tra sigle sindacali: “Sappiamo bene che un sindacato unito è più forte ed ha una maggiore capacità contrattuale, sia nei confronti dei datori di lavoro che del Governo. L’unità sindacale come si è realizzata negli ultimi tempi in Italia ha prodotto un sindacato tra i più forti e rappresentativi d’Europa, ma non ha determinato condizioni e salari migliori per i lavoratori rispetto agli altri Paesi europei. Abbiamo fatto bene, firmando il nuovo modello contrattuale, a spezzare questa politica contrattuale conservatrice, prendendo atto dei cambiamenti repentini dell’economia, della divisione del lavoro nel mondo e dei rapporti di forza tra i paesi emergenti e quelli del G-7, che hanno segnato gli ultimi anni. Noi non pensiamo che l’occupazione si possa fare con un Piano del lavoro o con un decreto qualsiasi, non legato a un reale processo di crescita. Non si possono aumentare i salari attraverso un rapporto di forza con i datori di lavoro, quando non si creano le condizioni economiche. Riconosciamo alla Cgil di essere il sindacato più numeroso, ma non le riconosciamo il monopolio sul movimento sindacale italiano, che invece pensa di avere. E questo non per motivi dettati dai rapporti tra sigle, ma perché una politica contrattuale conservatrice, avulsa dal nuovo contesto economico-sociale, crea solo danni ai lavoratori. Il nostro auspicio è che si possa, già dal prossimo anno, festeggiare unitariamente il Primo Maggio, in quanto crediamo che la Cgil possa maturare al suo interno le posizioni che attualmente la tengono distante da Uil e Cisl. Da parte nostra, confermiamo l’impegno unitario nelle varie crisi in atto in Umbria”. L’appuntamento con il leader della Uil è fissato per le ore 10,30 presso la sala mensa dello stabilimento ex Montedison di piazzale Donegani.



01/05/2011
PRIMO MAGGIO 2011
Comunicato stampa UIL UMBRIA
“Per rilanciare lo sviluppo del Paese e della nostra Umbria bisogna abbandonare lo scontro di classe e ideologico, per raggiungere un equilibrio accettabile tra le nuove forze economiche mondiali e quelle storiche, attraverso un sindacato di partecipazione. E' solo con questo spirito che il sindacato potrà calarsi nella realtà rappresentata dall'economia globale, affrontando anche le vertenze in atto nel nostro territorio, a cominciare da Meraklon, Basell, Antonio Merloni”. Questo il messaggio lanciato dal segretario generale della Uil dell'Umbria, Claudio Bendini, in occasione del festeggiamento del Primo Maggio che il sindacato ha organizzato a Villa Fidelia di Spello. All'iniziativa hanno preso parte tutti i segretari di categoria, il sindaco di Spello Sandro Vitali e il segretario nazionale Lamberto Santini. “Dobbiamo – ha affermato Bendini - farci carico dei fattori che determinano la produzione e la commercializzazione delle produzioni. Alternative non ce ne sono, se vogliamo aumentare l’occupazione stabile e di qualità e la ricchezza prodotta dal Paese. In questo contesto si inserisce l’accordo siglato da Uil e Cisl sul nuovo modello contrattuale. Un accordo che si è scontrato con il rifiuto ideologico da parte della Cgil. Una posizione, questa, che si è ripetuta nella vicenda Fiat. Non dobbiamo – ha sottolineato Bendini - aver paura del cambiamento, tanto alla fine il cambiamento ci sarà e chi ha paura verrà travolto. Cerchiamo di usare la ragione, considerando che ci sono cose che non possono essere lasciate così come sono, provando a cambiarle”. Da qui il passaggio sull'unità tra sigle sindacali: “Sappiamo bene che un sindacato unito è più forte ed ha una maggiore capacità contrattuale, sia nei confronti dei datori di lavoro che del Governo. L’unità sindacale come si è realizzata negli ultimi tempi in Italia ha prodotto un sindacato tra i più forti e rappresentativi d’Europa, ma non ha determinato condizioni e salari migliori per i lavoratori rispetto agli altri Paesi europei. Abbiamo fatto bene, firmando il nuovo modello contrattuale, a spezzare questa politica contrattuale conservatrice, prendendo atto dei cambiamenti repentini dell’economia, della divisione del lavoro nel mondo e dei rapporti di forza tra i paesi emergenti e quelli del G-7, che hanno segnato gli ultimi anni. Noi non pensiamo che l’occupazione si possa fare con un Piano del lavoro o con un decreto qualsiasi. Non si possono aumentare i salari attraverso un rapporto di forza con i datori di lavoro, quando non si creano le condizioni economiche. Così come non è pensabile realizzare sviluppo e generare ricchezza senza la disponibilità a contrattare nuovi modelli di produzione e flessibilità organizzative tali da poter competere nell’economia globale, tutelando e remunerando i lavoratori. Noi riconosciamo alla Cgil di essere il sindacato più numeroso, ma non le riconosciamo il monopolio sul movimento sindacale italiano, che invece pensa di avere. E questo non per motivi dettati dai rapporti tra sigle, ma perché la politica conservatrice, avulsa dal nuovo contesto economico-sociale, crea dei danni ai lavoratori. Il nostro auspicio è che si possa, già dal prossimo anno, festeggiare unitariamente il Primo Maggio, in quanto crediamo che la Cgil maturi al suo interno le posizioni che attualmente la tengono distante da Uil e Cisl. Da parte nostra, confermiamo l’impegno unitario nelle varie crisi in atto in Umbria”. Ufficio stampa Uil Umbria















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